Girolamo Russo. I vini dell’Etna che non dorme

Non so a che fosse dovuto quello di Giuseppe Russo (in primo piano nella foto), ma il mio sorriso quella sera sembrava in realtà più una paresi, uno stato di felice e ovattata leggerezza, tanto che una rappresentazione meno immobile della scena, che so un filmato al posto della foto, avrebbe avuto più o meno lo stesso effetto.

Certo, la spensierata facilità con cui ci siamo bevuti quelle bottiglie, almeno stando ai medici e ai rappresentanti del mondo scientifico presenti alla degustazione, deve avere in parte inciso, contribuendo all’effetto. Ma credo che più di ogni altra cosa la mia gioia fosse dovuta a una semplice rivelazione.

Ho scoperto che non è solo un abile stratagemma dei sagaci comunicatori e markettari contemporanei, ne la comica frase impunemente pronunciata da produttori ignari di avere delle viti: il vino si fa in vigna e racconta il territorio! E’ tutto vero, quelle bottiglie lo dimostrano.

Passopisciaro, Etna, Sicilia. Le contrade alle pendici nord del vulcano, viti antiche per lo più ad alberello, altitudini eroiche ed escursioni termiche imperiose, agricoltura biologica quasi dovuta, amore intimo per quello che si è avuto la fortuna di avere sotto i piedi. Tanto amore. Quello vero, che ti convince a reinventare la vita, a ribaltarla senza che ne risulti stravolta. Anzi, dandogli logica linearità. Quello che dagli studi di pianoforte e dalla carriera di letterato ti porta alla vigna, al vino, ai frutti della “montagna di fuoco” che forse mai avevi conosciuto così.

Territorio e uomo. Perché oltre ai tratti del vulcano i vini assomigliano maledettamente a Giuseppe, il suo artefice. Amano sussurrare, a volte sembrano timidi e ritrosi, vibrano di un’energia sinuosa e tumultuosa allo stesso tempo, giocando a uscire e rientrare nel calore mediterraneo. Con sistematica, a tratti maniacale precisione.


Devo dirlo, posso dirlo? Di questa neonata e già celebrata cantina mi erano piaciucchiati senza esaltarmi i tre Etna Rosso 2006, forse un filo troppo ricchi, dai toni fruttati maturi e potenti dell’annata. Altra pasta i 2007: ‘A Rina potrebbe essere messo fuori legge per istigazione all’alcolismo, tanto è immediato, fresco e saporito. Più ricco ma sullo stesso filone aromatico il cru S. Lorenzo (vigne a quasi 800 metri), ancora in divenire; eccezziunale veramente il Feudo, che si staglia in profondità e trasforma i toni di frutto, cenere e radice in un turbine di superiore eleganza e bocca da sorriso interminabile. Appunto.

Girolamo Russo

Castiglione di Sicilia (CT)
Loc. Passopisciaro
Via Regina Margherita, 78
Tel. 3283840247
Proprietà: Giuseppe Russo
Anno di fondazione: 2004
Produzione totale di bottiglie/anno: 15000
Ettari vitati: 16
Varietà:
nerello mascalese (in prevalenza), nerello cappuccio
Agronomo: Giuseppe Russo
Enologo: Giuseppe Russo, Emiliano Falsini

FOTO: MATTEO NATALINI

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.