Gattinara Über Alles

Lo ammetto. Questa settimana mi sento molto J.R.R. Tolkien quindi, per cortesia, lasciatemi “pazziare” con la mia trilogia. Dopo La Compagnia del Boca e Le due torri della striscia morenica, la saga non può che chiudersi con il Ritorno del Re Gattinara.

Già, perché l’alto Piemonte è una forma perfetta di repubblica monarchica: un mosaico unico dove ogni pendio ha la libertà e la forza di raccontare qualcosa sugli umori del nebbiolo nordico, ma sa al tempo stesso dare a Cesare quel che è di Cesare. E a Gattinara quel che è di Gattinara.

Questa piccola denominazione della provincia di Vercelli rappresenta per il nord Piemonte quello che per certi versi le colline di Serralunga rappresentano per il Barolo.
E’ qui che mediamente il nebbiolo nordpiemontese riesce ad aggiungere quel surplus di scheletro e fibra strutturale al suo temperamento nervoso, ossuto, ferroso, raggiungendo vette superiori di pienezza (sempre rapportata alla marca territoriale) ma soprattutto evidenziando una capacità di evolvere e resistere nel tempo che ha pochi eguali in Europa.

Senza scomodare un vino assoluto come il Gattinara Ris. ’67 di Antoniolo, di cui ha già raccontato Antonio ad Aprile (leggi qui), sono molti i Gattinara degli anni ’50 e ’60 che si presentano a noi in perfetta forma, soprattutto di Nervi e Travaglini, l’azienda più grande che possiede oltre il 50% dei circa 100 ettari vitati iscritti oggi alla Docg.

Ma al di là delle sempre piacevoli sorprese che vengono dal passato, è nel presente che Gattinara dimostra nei fatti essere la denominazione faro del Nord Piemonte. Accanto ai nomi storici ci sono realtà come Anzivino, Bianchi, Franchino, Torraccia del Piantavigna e altre piccole aziende che stanno nascendo negli ultimi anni. Quello che colpisce di più è l’elevata qualità media degli assaggi, senza discussioni di un livello superiore rispetto, ad esempio, alla vicina Ghemme, in un certo senso la denominazione rivale per eccellenza.

Noi scherziamo spesso sul mantra “il vino si fa in vigna” che ci viene ripetuto ad ogni visita. Ma sappiamo che in esso c’è l’inizio di ogni discorso che abbia un senso credibile e viaggiando fra le colline di Gattinara si capisce senza tante chiacchiere perché qui nascono grandi bottiglie. Io e Lello abbiamo avuto la fortuna di poter vedere in una splendida giornata di ottobre praticamente tutte le vigne della denominazione e ringraziamo per questo i nostri Ciceroni, Alberto Antoniolo, Nicola Lucca, Massimo Collauto, enologo e marito di Cinzia Travaglini nonché straordinario driver di un furgone wolksvagen che metterebbe a tappeto qualunque Suv ultramoderno.

Vi risparmio i commenti da cuor di leone di noi in bilico tra pendenze da Mortirolo e impazienti precipizi e vi lascio alle immagini dei cru più belli e conosciuti della zona. Molsino, Galizia, San Francesco, Castelle, San Grato, Lurghe, Poggianette: posti mozzafiato ancor prima che fucina di grandi vini, scrigni di porfido incastrati in uno scenario tutt’altro che accogliente, selvaggio, impervio, quasi da scavare. Troppo facile il parallelo con quello che ci ritroviamo in bottiglia, punto di accesso ad emozioni assolute.

Ps: un capitolo a parte meriterebbe il nostro primo incontro con Rosanna Antoniolo, madre di Alberto e Lorella. Siamo andati incontro a quello che per noi appassionati è un vero e proprio mito, ci siamo trovati a conoscere una persona fantastica, una di quelle a cui vorresti ogni giorno chiedere un consiglio, scambiando due chiacchiere su qualsiasi argomento. Per il momento vi rimandiamo ad Eleonora Guerini e al suo energico racconto della verticale di Osso San Grato su Gambero Rosso 214, novembre 2009, pagina 51.

Ps 2: chi indovina la colonna sonora del video e il perché vince un Lacryma Christi Riserva ’71 oppure, a scelta, un Bonnes Mares ’00 di Roumier (da stappare insieme, ovviamente…)

La degustazione

Gattinara ’05 – Antoniolo

Carnosissimo, autorevole, perfetto connubio di piccoli frutti rosso-neri e radici (china soprattutto), con una speziatura di noce moscata sempre in agguato. Piccante, saporitissimo, solare ma anche pieno di spalla e allungo. Questo è il base, per capirci. Tonneaux e botte grande, in questa annata ci sono anche le uve del Castelle, non prodotto.

Gattinara San Francesco ’05 – Antoniolo

Carne speziata, radici scure, cardamomo, pepe rosa, al di là del gioco dei riconoscimenti è un vino di una trama e un’espressività straordinaria che al palato si rivela fitta, vibrante, quasi salmastra e si impenna verso un finale lunghissimo di arancia sanguinella.

Gattinara Osso San Grato ’05 – Antoniolo

Dopo aver assaggiato il San Francesco ’05 vi sembrerà umanamente impossibile attendervi qualcosa di più da un Gattinara giovane. Ma non avete fatto i conti con il re dei re, quell’Osso San Grato che per la nostra guida 2010 è rosso dell’anno. Più “aromatico” del San Francesco, ha toni di erbe officinali e addirittura di frutta a pasta bianca con un fondo rugginoso a dare fin d’ora complessità. Ma è la bocca a lasciare senza parole per scheletro e succo, con tannini fittissimi e spaventosamente giovani. Da lasciare ai pronipoti. Mostruoso.

Gattinara Ris. ’04 – Travaglini

Se i cru di Antoniolo sono guerrieri irrequieti che non conoscono pace e riposo, le migliori riserve di Travaglini sono signori di campagna dalla casa sempre aperta e col camino sempre acceso. Emblematica in questo senso la Riserva ’04, vino accogliente, rassicurante, consolatorio, classico e austero come ci si aspetta da un Gattinara ma già capace di generare una beva compulsava grazie a soprattutto alla corroborante acidità che incrocia un frutto dolce e rilassato.

FOTO: RAFFAELE “MORENA” DEL FRANCO

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.