Era Enologica

Nel solco della tradizione ormai consolidata di questi scritti, ecco sevito su un piatto di plastica un altro post assolutamente inutile. Anzi, se possibile, forse ancor più inutile degli altri visto che riguarda una manifestazione che c’è già stata, finita, chiusa ormai da un paio di giorni.

Perchè quest’accanimento? Beh, a parte che non avevo altro da dire, e che comunque è roba buona per dei cazzeggiatori professionisti delle cose mangiobevereccie come voi, che con queste righe possono rubacchiare al lavoro almeno 5-6 minuti, devo dire che l’esperienza di Enologica ’09 è stata entusiasmante.

E bravo Giorgione Melandri, curatore di quest’ambaradan del food & wine, come direbbero quelli fighi… Si i food writer, insomma. Accontentatevi di vederla scritta copiaincollata perchè questa parola io proprio non la so pronunciare.

Dunque, a parte l’invito a non mancare il prossimo anno, mi divertiva raccontare, con il collaudato modulo “a casaccio”, le cose che mi hanno più colpito, in questa vera, autentica, rilassata e coinvolgente festa che ha messo insieme il meglio della Romagna e dell’Emilia, e che ha visto fianco a fianco, tanto per dirne una, produttori enoici di (romagnolo) sangiovese e di (emiliano) lambrusco. Cosa che, credo, varrà al Melandri almeno il tentativo di elaborare una nuova road map per risolvere la crisi israelopalestinese.

Comunque, guardate un pò qua che roba…


Esiste un tavolo più invitante di questo, un abbinamento che superi una grande piadina con prosciutto di mora romagnola finaco a fianco ad una bottiglia (si beh, un bicchiere mi pare poco) di Lambrusco di Sorbara? Pure metodo ancestrale… Oh, ma dico…

Saraghina di Cesenatico in salamoia Adler. Si poteva assaggiare insieme alla patata di Tolé lessa, con un filo d’ olio extra vergine Colline di Romagna. Pesce povero a chi???

Altri abbinamenti d’autore al banco del divertentissimo “Toccata e Fuga“, una sorta di tapas bar in salsa locale che cambiava menù ogni due ore:

Anguille e acquadelle marinate della manifattura di Comacchio. Il meglio della tradizione valligiana del Parco del Delta del Po

Battuta di Bianca Romagnola, scalogno di Romagna di mauro Altini, tartufo bianco del Montefeltro e olio extravergine di oliva Brisighella DOP Tenimenti San Martino in Monte

Ho comprato al mercato…


Mortadella Classica Bonfatti, quella col budello di vescica naturale. Se questo è un presidio Slow Food, io dico viva i presidi Slow Food…

… e pure due chiletti di cappelletti*, fatti freschi freschi…

* C’ho provato un sacco di volte, qualcuno mi spiega le differenze cappelletti-tortellini, e tanto che ci siamo anche baccalà-stoccafisso… Oh, sono quei tarli…

Ovviamente c’erano i vini. Anzi, c’era un padiglione intero di vini e un sacco di degustazioni guidate di altissimo livello (non solo di roba regionale)

Ho assaggiato qua e la  e mi sono segnato un pò di cosette:

– I Lambrusco di Paltrinieri: questi ve li racconto con comodo…

La Stoppa: ultimamente sto bevendo un sacco del loro Gutturnio. Qui segnalo un grande Macchiona, barbera e bonarda che, dopo una ventina di minuti di areazione nel bicchiere, tira fuori un carattere fantastico

Gallegati e il Sangiovese di Romagna Corallo Nero: prugna, ciliegia nera e grafite, molto caldo, avvolgente, potente ma non eccessivo, bel tannino. Per palati forti

Il Nespoli col suo Sangiovese di Romagna Riserva ’06: speziatissimo, erbaceo-balsamico, tannino fine. Sinuoso e verticale

Lini e il Lambrusco Salamino 910: trentasei mesi sui lieviti, fragola, ciliegia, minerale e fragrante, piuttosto lungo. Con la mortadella li sopra…

Vi pare poco, diobò?

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.