Tre bicchieri in giro per la Campania

Non ci voleva molto a capire che giorno fosse questo. Mi è bastato aprire gli occhi e fissare la testa di cavallo distesa sul letto accanto a me per ricordarmi immediatamente che oggi vengono diramati i Tre Bicchieri campani della guida Vini d’Italia 2010 del Gambero Rosso

Scherzi a parte, questa è sempre una giornata particolare per chi prova a fare il nostro “mestiere” (ammesso che qualcuno abbia capito quale sia). Perché, volente o nolente, ci si trova naturalmente a tirare le somme di un percorso, nel nostro caso una lunga estate di assaggi e controassaggi, finali, schede, visite. Campania, Basilicata, Umbria, Nord Piemonte, Langa: di sicuro non posso lamentarmi per i vini che mi è toccato, “per lavoro”, testare.

Senza nulla togliere agli altri territori (a cui dedicherò altri post nei prossimi giorni), il fulcro della mia collaborazione col Gambero continua ad essere la mia amata-odiata Campania. E allora mi permetto di copiare Antonio con un breve (si fa per dire) riassunto-commento della lista dei premiati di quest’anno. Una lista che spero venga letta come a mio avviso dovrebbero essere tutte le liste di tutte le guide: una proposta, una sintesi, un punto di vista, significativo ma non certo decisivo nell’analisi di quello che la regione ha da offrire, tra veterani e novità, piccoli e grandi, territori di riferimento e aree emergenti.

E’ solo una delle infinite liste possibili, ne sono consapevole, ed è normale che possa suscitare mille obiezioni e perfino aspre critiche. Ma, senza inutili ipocrisie, è una lista che sento particolarmente vicina alla mia sensibilità, alla mia lettura delle attuali dinamiche produttive e stilistiche campane e, perché no, al mio gusto personale. Quindi, citando nuovamente er sor Tipicamente, il giudizio collettivo sintetizzato dalle proposte del Gambero a volte mi piace di più e volte di meno, come è ovvio che sia. E se proprio volete saperlo, questa volta piace di più anche a me…

PS: chiaramente questo intervento va letto in continuità col filone aziendalista recentemente inaugurato. Anzi, a voler essere precisi, è stato dettato da Cernilli in persona quindi chiedo ad Antonio di aggiungere con photoshop un po’ di barba e qualche chilo alla foto del profilo…


Vini Rossi


Falerno del Massico Rosso Camarato ’05 – Villa Matilde

Forse non è uno dei nomi più “alla moda” nel passaparola degli enoappassionati più agguerriti, ma l’etichetta simbolo del Falerno a base aglianico raramente delude. Ma non è solo un riconoscimento alla costanza: la versione 2005 aggiunge alla consueta integrità strutturale un surplus di carattere territoriale, sottolineato da ricordi marini e salmastri.

Terra di Lavoro ’07 – Galardi

A differenza della precedente, è una versione che ha saputo rivelarsi pienamente convincente fin dai primi assaggi e non a caso sta mettendo d’accordo tutte le guide e i critici. La solita potenza deflagrante del blend di aglianico e piedirosso di Sessa Aurunca viene controllata alla grande da uno scheletro di straordinaria vitalità e articolazione. Ma è soprattutto la grana tannica a fare la differenza.

Gladius ’07 – Adolfo Spada

Un altro supercampano firmato da Riccardo Cotarella, un’altra interpretazione capace di coniugare precisione stilistica ed espressività territoriale. La consistenza del frutto e l’apporto del legno non riescono a nascondere i continui richiami al terroir vulcanico di Galluccio, la gestione tannica è da manuale. Blend di aglianico (85%) e piedirosso.


Casavecchia Centomoggia ’07 – Terre del Principe

Ogni volta che leggo pallagrello e casavecchia, non posso fare a meno di ringraziare il grande Giovanni Ascione per avermi fornito una chiave di accesso a questi due affascinanti e controversi vitigni. Se il pallagrello sta al malbec come il casavecchia sta al tannat, col Centomoggia ’07 di Terre del Principe ci sembra di essere in una delle migliori cantine di Madiran.

Taurasi Vigna Cinque Querce ’05 – Molettieri
Taurasi Vigna Cinque Querce Ris. ’04 – Molettieri

E’ senza dubbio il produttore più amato in terra irpina e il naturale riferimento dei tanti piccoli vignerons che hanno deciso di scommettere sul Taurasi in questi anni. Sulla sua storia pionieristica, il suo percorso stilistico, la sua incredibile famiglia si potrebbe scrivere un libro. Ma forse è sufficiente dire che il suo ’05 è semplicemente uno dei più grandi Cinque Querce di sempre e che la Riserva 2004 è la perfetta fotografia di un’annata austera e contraddittoria.

Taurasi ’05 – Di Prisco (New Entry)

Qualcuno lo definirà il classico Tre Bicchieri tardivo, ma per la maggior parte degli appassionati Pasqualino Di Prisco è un personaggio ancora sconosciuto. I suoi sono Taurasi di eleganza e sapore più che di densità ed estrazione e ci sta che in qualche occasione possano sembrare leggermente mancanti di spalla. Non è il caso del 2005, nel quale si combina uno splendido sprint di energia e freschezza con un frutto ampio e carnoso.

Taurasi ’05 – Urciuolo (New Entry)

Sembra incredibile ma è il primo Tre Bicchieri per i fratelli Ciro e Antonello Urciuolo. I loro Taurasi sono da anni stabilmente tra le espressioni più costanti e caratterizzati della denominazione irpina. Cos’ha in più il 2005? A nostro avviso la minerale visceralità dei veri vini di territorio e lo scheletro acido-tannico del grande vino da invecchiamento.

Taurasi Radici ’05 – Mastroberardino

Il motivo principale che rende il vino così entusiasmante, oltre agli effetti dell’alcool intendo, è la sua continua capacità di spiazzarti e farti sentire piccolo piccolo. Un esempio calzante viene dal Radici Etichetta Nera ’05 di Mastroberardino, la versione “annata” dei Taurasi aziendali. Capace di sovvertire le gerarchie interne e di proporsi come un vino di razza, ammirevole per coerenza e rilassatezza. Degno fratello di una delle etichette che, insieme alla Riserva Etichetta Bianca, ha fatto la storia, anche e soprattutto stilistica, della vitienologia meridionale.

Montevetrano ’07 – Montevetrano

Sul Montevetrano di Silvia Imparato e Riccardo Cotarella si è detto tutto in questi anni. Eppure il blend di cabernet sauvignon, merlot e aglianico riesce ancora a stupirci con una versione che fa tanto “insostenibile leggerezza dell’essere”. Annata calda=vino ricco ed estratto? Neanche per sogno, è un Montevetrano letteralmente leggiadro e soave come da tempo non lo trovavamo all’uscita.

Vini Bianchi

Fiano di Avellino ’08 – Colli di Lapio

E’ anche il Bianco dell’Anno per Vini d’Italia 2010. Un primato che ovviamente non si può pesare con una bilancia ma che ha tanti argomenti a favore: una famiglia di veri vignerons, le colline di Lapio, uno dei Grand Cru per eccellenza del Fiano di Avellino, un’annata favorevole che renderà ancor più entusiasmante il lungo viaggio nel tempo a cui questa etichetta ci ha abituati. Solo acciaio.

Fiano di Avellino ’08 – Rocca del Principe

Lapio uber alles. Si conferma ai vertici anche la piccola azienda di Aurelia Fabrizio ed Ercole Zarrella, altra splendida realtà che ha saputo in pochissimo tempo trarre dai siti unici di Arianiello, a circa 600 metri di altitudine, la forza per essere subito uno dei punti di riferimento del Fiano di Avellino. Solo acciaio.

Greco di Tufo ’08 – Pietracupa

E’ per certi versi imbarazzante la facilità con cui Sabino Loffredo riesce ad addomesticare e lanciare verso vette finora inesplorate una gran brutta bestia come l’uva greco. La versione ’08 sembra fatta apposta per fare innervosire quelli che odiano i paragoni fra vini e terroir lontani: assaggiatelo e diteci se riuscite a non dire “Mosella”. Solo acciaio.

Greco di Tufo Tornante ’08 – Vadiaperti (New Entry)

Non potremmo immaginare bottiglia migliore per aprire un estenuante pillottone sugli intrecci fra il passato e il futuro, i corsi e ricorsi storici, la tradizione innovativa, l’innovazione tradizionale e perfino il senso della vita. Ma dato che ci tengo a bere ancora per qualche anno, mi limito a dire che il Tornante ’08 di Vadiaperti è un greco dal cuore antico ma dal pensiero contemporaneo. Fatto apposta per la tavola. Solo acciaio.

Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva ’08 – Marisa Cuomo

E’ il vino bandiera di un’area in fortissima crescita, sia per quanto riguarda il numero di protagonisti all’altezza, sia per quanto riguarda la sua identità stilistica e produttiva. Vino bandiera ma non solo sui libri perché nel bicchiere il blend di ripoli, fenile e ginestra conferma anche nella versione 2008 tutta la sua forza e riconoscibilità aromatica, ma soprattutto la sua capacità di sintetizzare in un sorso fitto e saporitissimo lo speciale connubio tra terra e mare che è il plus delle colline della Costa d’Amalfi. Fermentazione e affinamento per una parte in barrique.

Pietraincatenata ’07 – Maffini

Insieme a Bruno De Conciliis, Luigi Maffini è indiscutibilmente la punta di diamante del Cilento vitivinicolo. Il ritorno ai Tre Bicchieri è merito di una versione sorprendente del suo Pietraincatenata ’07, fiano fermentato e maturato in barrique che colpisce per complessità e tensione.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.