Tutti dicono chinotto. Ma in quanti lo bevono?

Sono solo sei-sette mesi che pensavo di scriverci qualcosa.

Per chi mi conosce, e per i quattro gatti affezionati a questi scritti (ormai abbiamo raggiunto, almeno stando a qualche ex vaticanista del TG 3, gli ascolti del Papa) non sarà una sorpresa vedere il mio intervento proprio ora che di chinotto hanno parlato già tutti: da Dissapore al Gambero Rosso di agosto (accusato dallo stesso Dissapore – qui – di aver copiato il tema), fino all’ultimo venerdì di Repubblica e, mi dicono, la Gazzetta di Voghera diretta dall’ormai celebre casalinga.

Insomma, ormai l’avete capito, per gli scoop e le ultime tendenze cercate altrove, ma vale lo stesso la pena  continuare la lettura. In fondo è quasi ferragosto e di notizione in giro ce ne sono pochine…

Comunque, dicevamo del chinotto. Rimanendo alle note di “colore” è, a seconda dei casi e dei tempi, una bevanda calssica, vintage, alternativa o radical chic. Del resto è la preferita del compagno Fausto Bertinotti che indossa alla perfezione tutte e quattro le definizioni. E che tradisce uno dei motivi principali che inducono certi ad avvicinarsi al chinotto, ovvero l’avversione per l’imperialista Coca Cola. Come se le due bevande avessero qualcosa in comune, a parte il colore (più o meno) e le bolle.

Per i cenni storici, la materia prima, le tecniche di produzione, le virtù miracolose e i boicottaggi di tutte le altre bibite vi rimando ad un sito divertentissimo di sostenitori del chinotto: www.chinotto.com.

Io mi limito a segnalarvi il mio chinotto preferito che, ne vado orgoglioso, è risultato tra i migliori nella degustazione comparata organizzata dal Gambero Rosso. L’ho scovato più di un anno fa in un negozio Natura Si, che lo distribuisce, e da allora non l’ho più lasciato.

Si chiama Ecor, è biologico, e viene prodotto dalla Galvanina di Rimini. Oltre all’acqua minerale della stessa azienda c’è anidride carbonica naturale estratta dal sottosuolo toscano a circa 1000 metri di profondità, zucchero di canna e caramellato, estratto dell’agrume di chinotto.

Ha colore ambrato scuro, ma non troppo concentrato, la schiuma invece è avana. I profumi virano su note di agrume candito e caramello, di grande aromaticità, mentre il gusto è dolce senza sembrare mai stucchevole. Le bollicine non sono eccessive e una gradevolissima nota amara rende piacevole il finale e invoglia a un nuovo sorso.

Della stessa azienda segnalo anche gassosa e cedrata. In fondo è estate e fa pure parecchio caldo…

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.