Orto, etica e Gogol Bordello

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Francesco è un mio amico. Non lontano da casa mia possiede un orto magnifico. Stamani sono andato con lui per prendere qualche verdura.

Che meraviglia. Le insalate con le loro diverse tonalità di colori profumano di verde, pronte per essere raccolte. Le melanzane sono ancora indietro ma hanno dei fiori splendidi colorati di viola che riprendono le striature delle foglie. Anche i fagioli, e i pomodori, non sono ancora pronti, i fiori sono bianchi con riflessi violacei. A scoppiare invece sono le zucchine con i relativi fiori gialli.

Francesco mi ha spiegato che quest’anno l’orto è davvero prodigo di verdure. È il primo anno che pratica la pacciamatura che consiste nel coprire il terreno con del nylon per evitare la crescita delle erbe infestanti, aumentare l’umidità del suolo e il formarsi della microattività biologica che lavora il terreno in continuazione: funziona a meraviglia, anche se forse sarebbe meglio usasse paglia invece del nylon, per un approccio più ecologico.

Il profumo del basilico è incredibile. Accanto le patate con i loro fiori bianchi covano sottoterra per essere pronte fra qualche settimana. Ammetto che questo è un caso estremo di alimenti a chilometri zero: non tutti possono avere un orto o, come me, un amico come Francesco. Ma qui, in mezzo all’orto del mio amico, possiamo riflettere sull’etica di acquisto. Sono andato in bicicletta nel campo, con un coltello ho tagliato l’insalata e le zucchine. Non ho consumato petrolio, né plastica.

In un supermercato, la verdura e la frutta cancellano il concetto di stagionalità e, a fronte di un prezzo apparentemente basso, paghiamo in energia non rinnovabile per la distribuzione di alimenti provenienti da tutto il mondo un costo ben più alto. Per non parlare dei sapori: sfido chiunque a provare una verdura appena colta da un’altra acquistata e non trovare la differenza.

Tra Francesco e il supermercato esiste una via di mezzo e credo che con un minimo sforzo di conoscenza la possiamo trovare. Come dice Eugene Hutz, cantante dei Gogol Bordello, Think Local Fuck Global.

Eugene Hutz in contemplazione, immerso nella natura