Dario Cecchini. Il poeta della ciccia

Ogni tanto ci passo, viste le fitte frequentazioni chiantigiane. Se non proprio per caso, beh, ecco… mi costringo ad una piccola deviazione. Dove? A Panzano, ovviamente, che se dal punto di vista vinicolo è la Conca d’Oro, da quello gastronomico è di sicuro la “pancia piena”.

Dario Cecchini sta qui, quasi ogni giorno, nella sua Antica Macelleria, come negli altri locali aperti più di recente, tutti con un chiodo fisso e un unico comun denominatore: la ciccia.

Del macellaio poeta che recita Dante hanno parlato in molti, qui non voglio certo allungare il brodo, unirmi al coro delle lodi o infittire le ombre degli scettici. Dico solo che, per quella che è la mia esperienza, Dario è una persona autentica, schietta, gioiosa e guduriosa, entusiasta e generosa. Sempre. Ogni tanto entro in macelleria, altre volte mangio un boccone all’Officina della Bistecca (di cui parlerò a breve), più raramente mi siedo davanti alla porta del negozio a origliare. Da qui sento il chiacchiericcio affettuoso con la moglie, durante il tran tran del lavoro, l’accoglienza colorita ad ogni avventore, da qualsiasi parte del mondo arrivi, la voglia di stupire, di entrarti subito nel cuore.

Questo è il Dario Cecchini che conosco e che ho in mente, e queste qui sotto sono alcune lapidi affisse all’ingresso della macelleria. Che contribuiscono, credo, a spiegare ancor meglio che razza di personaggio sia…

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.