Milano da bere. E da mangiare…

Un paio di gioni a Milano, tanto per saggiare la prima afa sotto la Madunina che rende l’aria ancor meno respirabile, e patecipare a tre appuntamenti mangiobeverecci diversissimi l’uno dall’altro.

Accomunati però da una città che è ancora presa a riferimnto quando si vuole innovare, lanciare tendenze,  sconfinare in ambienti modaioli o comunque sotto i riflettori.

Comincio con un’insolita visita a Milanello, cittadella pallonara immersa nel verde. Pranzo di Andrea Berton, stellato del Trussardi alla Scala, vini Pasqua (da anni tra i partner del club) e vecchie glorie rossonere a tavola (Franco Baresi e Massaro, che scopro appassionato di vino…). La squadra si allena mestamente nella settimana in cui è la sponda nerazzurra della città a festeggiare. Meglio concentrarsi sul pranzo…

Chips di riso ai vari sapori

Cannolo farcito con seppia cruda al limone (un po’ molle, poco sprint)

Corteccia di topinambur, crema di melanzana affumicata e corallo di fasolaro (sapore e bel gioco di consistenze)

Baguette ai cereali con alice marinata e burro all’olio extravergine d’oliva (rivisitazione della classica merenda di una volta)

Risotto alla milanese con ostrica di pollo glassata, sfera di fegato grasso d’anatra, cedro candito e nocciole salate (troppo salato)

Uovo morbido di quaglia al pepe con fave, pecorino e piselli (grande freschezza e vivacità aromatica, bel piatto)

Cubo di guancia di vitello con fagiolina del Trasimeno e pomodori canditi (stupendo)

Voto: 7 più

Alle diciannove sono di nuovo a Milano, ne approfitto per andare al Padiglione d’arte contemporanea dove c’è una bella tavola rotonda organizzata dalla franciacortina Contadi Castaldi (del gruppo Terra Moretti, quelli di Petra e Bellavista) sul tema vino e design.

Conversazione decisamente stimolante, moderata dal “filosofo” del vino Giacomo Mojoli, con diversi direttori di testate del settore arredo e design. Ah, tra gli astanti c’era anche Gualtiero Marchesi.

Ed eccomi all’evento di ieri, il gran giorno di presentazione del nuovo vino della famiglia Cecchi.

Pensato decisamente in grande, ma che dico in grandissima. Do i numeri: appuntamento alle otto al sette stelle, e dico sette, Town House Galleria Milano. Luogo fiabesco e un po’ sborone, atmosfera e organizzazione perfetta, bella e originale l’idea di un cortometraggio (realizzato dal regista Riccardo Cioni) ad evocare le idee e le emozioni alla base della nuova etichetta.

Che per la cronaca si chiama Coevo, è un Toscana IGT fondato su sangiovese e cabernet sauvignon (coltivati a Castellina in Chianti), petit verdot e merlot (dalla proprietà maremmana Val delle Rose), viene prodotto in 5 mila esemplari, ha già un suo personale bicchiere (ideato dalla cristalleria Vilca) e pure una ricetta fatta apposta

Come inizio non c’è male. Un IGT, dicevo, dunque non proprio il massimo dell’identità territoriale (vabbè di quella Toscana si, ma è un concetto piuttosto diffuso…), ma voglio sbilanciarmi lo stesso: questo è un rosso che cambierà l’idea e l’immagine percepita della Cecchi. Un vino splendido, già in questa prima annata 2006, capace di giocare la partita della modernità con carte nuove rispetto a quelle conosciute, che si vedono in giro. Insomma,  un’impostazione stilistica decisamente originale e centrata.

Un vino capace di piacere senza essere piacione, di vibrante acidità eppure aromaticamente e strutturalmene impeccabile, mai sopra le righe ma nemmeno sotto… I profumi evocano sensazioni viscerali e speziate, dall’humus al pepe verde, fino ad un intrigante mix di frutti rossi e neri (ciliegia, ribes). Da risentire certo, ma già sui 91/100

Eccomi alla cena che ha accompagnao la presentazione e realizzata da Gaetano Trovato del ristorante Arnolfo di Colle val d’Elsa, un paio di stelle Michelin mi pare. Cena ottima, non dico questo, ma ancora una volta (ero già stato a provare il ristorante a casa sua) pochi slanci d’emozione…

Prosciutto cotto, porchetta e pancetta croccante di maialino di cinta senese (per me una conferma delle difficoltà che ha il grasso di maiale a digerire le lunghe cotture sottovuoto)

Tortelli, pecorino, fave e ricotta (buoni, freschi e delicati)

Tartara, taglio di bistecca, guancia glassata di manzo chianino accompagnati da fagioli zolfini (così così il taglio di bistecca, squisita la guancia)


Voto: 7 meno

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.