Krug – Rare Vintage Veuve Clicquot 1988. Racconto di un epico duello

Non chiedetemi di scegliere perché non lo farò. Non sto diventando improvvisamente democristiano a 31 anni suonati. La mia è semplicemente paura. Anzi, terrore.

E’ inutile che puntiate il dito, vorrei vedere cosa fareste voi al posto mio. No no, non mi faccio fregare: quando frequentavo la scuola dell’obbligo non mi ero ancora bevuto il cervello (e svariati ettolitri di alcol) e qualcosa me la ricordo ancora.
Vi dice niente un certo Paride? Sì, quello della mela d’oro (senz’altro biologica e probabilmente uno dei primi presidi Slow Food della storia); già, proprio quello che se ne stava in grazia di dio per i fatti suoi sotto un albero smaltendo una sbronza non indifferente. Uno che mentre cercava di capire se erano le otto di mattina o di sera si trovò davanti tre, come dire, divine fanciulle che gli volevano affidare seduta stante una specie di televoto per decidere chi di loro doveva tenersi il pomo dorato e soprattutto il titolo di Miss Olimpo 1.300 a.C., quasi milleedue. “Che vulite? Che vulite ‘ra me?”.
Sembra furono queste le parole con cui le aspiranti reginette furono accolte da quel giovane pastore che non sapeva ancora di essere il secondogenito del patriarca troiano Priamo. E che, soprattutto, non immaginava minimamente di dare inizio ad uno dei più grandi casini della storia. Rapimenti, invasioni, mazzate e contromazzate, cavalli finti, incendi veri, addirittura un film con Brad Pitt nei panni di Achille. No, per carità: vedete che succede a esprimere preferenze quando si hanno davanti certi personaggi? Va bene, questa volta non ci sono Era, Artemide e Afrodite ma, se possibile, mi è andata ancora peggio. Krug Millésime contro Vintage Rare di Veuve Cliquot. Per di più della stessa vendemmia. E secondo voi io dovrei stabilire quale dei due è più buono? Ma avete presente di quali etichette stiamo parlando? Vi ringrazio ma non ci tengo proprio a svegliarmi in piena notte con una bottiglia di Rare Vintage ’88 nel mio letto che minaccia di tagliarmi la gola brandendo la sua acidità tagliente a mò di stiletto. Oppure tornare a casa e lasciarmi rapire dalle essenze di pasticceria e cacao immaginando una sorpresa golosa di un’ammiratrice segreta e ritrovarmi di fronte Krug ’88 ansioso di fare Arancia Meccanica con la mia testa spaziosa.

Mi dispiace ma non farò confronti tra l’energia impulsiva, quasi adolescenziale, dell’etichetta gialla e quella apparentemente più controllata e borghese, e in definitiva ancora più perversa, dell’etichetta marrone. Non dirò neanche sotto tortura se mi eccita di più il tocco di champignon che innesca la macchina del tempo nella creatura della Vedova Cliquot o la goccia calda di cera che cade dal primo bicchiere di Krug e illumina ricordi di infanzia. Non deciderò mai se c’è maggior grandezza in un impianto tutto agrumato, appuntito e balsamico, drittissimo, verticale e salmastro oppure in un modello sinusoidale dove il peccato rincorre l’espiazione, l’etereo si rinsalda con la terra e la base sa trasformarsi in altezza. Non confiderò neanche al mio migliore amico di aver immaginato il Rare come un Salon millesimato col 50% e oltre di pinot nero. E nemmeno che il più crucco degli schiumanti di Reims lo userei per sostituire le mie descrizioni incomprensibili della tridimensionalità enologica. Non rivelerei nemmeno in punto di morte che, se proprio fossi obbligato ad eleggerne uno e uno solo, tra questi due autentici fuoriclasse di sapore e vibranza, alla fine il mio cuore andrebbe su, cough, su, cough, su……………………………………….

N.B. questo post è contrario all’accanimento terapeutico e favorevole alla donazione degli organi

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.